La cooperazione in Trentino
In Trentino la cooperazione di credito vide i propri albori negli ultimi anni del 1800, sul modello di quanto era avvenuto nei Paesi tedeschi per iniziativa di Hermann Sculte Delitsch, il fondatore delle Banche popolari e di Friedrich Wilhelm Raiffeisen, il “padre” delle Casse Rurali.
La nascita e la diffusione del sistema Raiffeisen in Trentino fu opera soprattutto di don Lorenzo Guetti (1847-1898) che, nel 1892, fondò a Quadra, nel Bleggio, la prima Cassa Rurale. A seguito della enorme rispondenza che il sistema Casse Rurali riscosse in pochi anni, nel 1895 fu costituita la “Federazione delle Casse Rurali e dei Sodalizi Cooperativi della parte italiana della Provincia” alla quale seguì, nel 1898, la fondazione di una Cassa Centrale per tutte le Casse Rurali che prese il nome di Banco di S. Vigilio. Nel 1899 esso fu sostituito nell’ attività dalla Banca Cattolica trentina.
Le prime cooperative di credito a nascere in Trentino furono le Banche popolari, nel 1866 Trento, seguita da quelle di Riva e Rovereto. Esse erano però banche cooperative di città, che riunivano generalmente artigiani e commercianti, mentre pochi erano i contadini, anche se rappresentavano la maggioranza della popolazione trentina.
Le Casse Rurali, nate invece nei piccoli paesi, fondevano lo scopo morale con quello economico della gente locale. Le quote sociali erano di valore contenuto sia perché i piccoli contadini non avevano a disposizione grosse somme di denaro, sia perché, proprio per la loro natura solidale, erano aperte anche ai meno abbienti.
La nascita e la diffusione del sistema Raiffeisen in Trentino fu opera soprattutto di don Lorenzo Guetti (1847-1898) che, nel 1892, fondò a Quadra, nel Bleggio, la prima Cassa Rurale. A seguito della enorme rispondenza che il sistema Casse Rurali riscosse in pochi anni, nel 1895 fu costituita la “Federazione delle Casse Rurali e dei Sodalizi Cooperativi della parte italiana della Provincia” alla quale seguì, nel 1898, la fondazione di una Cassa Centrale per tutte le Casse Rurali che prese il nome di Banco di S. Vigilio. Nel 1899 esso fu sostituito nell’ attività dalla Banca Cattolica trentina.
Un Sistema a Rete
La Cassa Rurale non è un’azienda fine a sé stessa, ma è inserita in un sistema a rete, in primo luogo provinciale ma anche nazionale.
La Cassa Rurale non è un’azienda fine a sé stessa, ma è inserita in un sistema a rete, in primo luogo provinciale ma anche nazionale.
Il modello organizzativo del Credito Cooperativo nazionale è composto da 442 Banche di Credito Cooperativo (e rappresentano oltre il 50% delle banche operanti in Italia), che sono complessivamente presenti sul territorio nazionale con 3.863 sportelli. Inoltre in 542 comuni, le Banche di Credito Cooperativo rappresentano ancora l’unica presenza bancaria, mentre in altri 503 comuni le Banche di Credito Cooperativo hanno un solo concorrente.
A settembre 2007, il numero dei Soci era pari a 864.306 con un incremento di quasi 60 mila unità nell’ultimo anno, mentre i clienti erano 1 milione e 536 mila.
I due principi che garantiscono l’efficienza del sistema sono la sussidiarietà e la solidarietà. La sussidiarietà si esercita dalle strutture nazionali e regionali alle banche: le prime svolgono in modo consortile quelle funzioni che sarebbe meno efficiente realizzare sul territorio. La solidarietà riguarda i rapporti di collaborazione e di corresponsabilità che legano le Banche di Credito Cooperativo tra loro.
A testimoniare l’importanza a livello provinciale delle Casse Rurali ci pensano i numeri: 47 Casse Rurali, 376 sportelli, 107.547 soci, 2.244 dipendenti, 10,4 miliardi di euro di finanziamenti alla clientela, 14,8 miliardi di euro di fondi raccolti, con una quota di mercato attorno al 60%.

